Dalle glorie imperiali fino all’attuale ruolo di capitale d’Italia e della cristianità, Roma è sempre stata centro indiscusso del potere. Spesso però quella di nobili, politici e prelati è stata una presenza troppo ingombrante per il focoso popolo romano, che mai si è risparmiato nel dimostrare a fatti la sua insofferenza innanzi ai soprusi dei potenti.
Fra le più fantasiose modalità di esternazione del malcontento, a partire dal XVI sec. vediamo la città popolarsi di Statue Parlanti: Pasquino, l’Abate Luigi, il Babuino, il Facchino, Madama Lucrezia e Marforio. A loro si assegna l’importante compito di farsi ambasciator di popolo.
E così, alle prime luci del giorno, è possibile che una delle menzionate sculture abbia voglia di parlare, a mezzo di cartelli, lettere o bigliettini lasciati a loro nel cuore della notte da qualche ignoto autore. Questi messaggi vennero ben presto denominati “pasquinate”, dal nome della più celebre statua.
Pasquino

Divenne celebre a partire dagli inizi del XVI sec., quando venne prescelto come interprete dei malumori nei confronti dei papi, e si iniziò dunque ad appendere al suo collo dei cartelli con motti irriverenti nei confronti degli stessi.
La qual cosa non fu ovviamente accettata di buon grado in Vaticano, tanto che in ogni modo si tentò di disfarsi della statua: Adriano VI addirittura ordinò che venisse gettata nel Tevere, anche se alla fine si decise a desistere dal suo intento per timore di una sommossa popolare.
Non potendo dunque distruggerla, si pensò di tenerla sotto vigilanza per tutta la notte, così da identificare il sovversivo autore dei motti e condannarlo a morte.
Ma anche questa misura non fu in grado di fermare la vox populi, in quanto è da allora che altre statue cominciarono a parlare.
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Fra di esse, l’Abate Luigi ebbe “Nelle satire urbane eterna fama”, come enuncia l’iscrizione marmorea del suo piedistallo.
La scultura si trova in Piazza Vidoni, appogiata sul muro perimetrale di Sant’Andrea della Valle. L’ultima favella fu dalla stessa pronunciata in occasione di un atto di vandalismo nel 1966, durante il quale venne privata della testa; in quell’occasione disse:
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“O tu che m’arubbasti la capoccia
vedi d’ariportalla immantinente
sinnò, vòi véde? come fusse gnente
me manneno ar Governo. E ciò me scoccia”
Babuino

Il Babuino è così chiamato per le sue orrende fattezze che lo rendono somigliante ad una scimmia. La sua voce si esternò con graffiti satirici che a poco a poco ricoprirono la parete alle sue spalle, oggi cancellati a seguito di un’opera di restauro.
Davvero in pochi li conoscono (neanche i romani), e molto difficilmente li riuscirai a trovare altrove:
Statua del Facchino

Esteticamente è forse la scultura più bella delle sei, tanto che fra i possibili artefici si menziona anche Michelangelo.
Marforio

La scultura è di epoca romana e in origine doveva rappresentare Nettuno o forse il Tevere.
È questa una “statua dialogante”, in quanto era solita intrattenere con Pasquino dei dialoghi a distanza. Protagonista, ancora una volta, la scena politica o religiosa.
Madama Lucrezia

Fra le pasquinate dalla stessa pronunciate, si ricorda in particolare quella risalente al 1799 quando, nel corso di una rivolta popolare, fu gettata in terra. Sul piedistallo che la sorreggeva comparse infatti una scritta che, giustificando la nuova posa assunta in terra dalla statua (con lo sguardo rivolto in basso) recitava: “Non ne posso veder più”.
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Al giorno d’oggi, è ancora possibile dar voce alle statue parlanti di Roma, non solo mediante il metodo usuale del messaggio cartaceo: è infatti nato il sito www.statueparlantiroma.it, per volontà dell’Associazione Abitanti Centro Storico di Roma, in cui ciascun romano è chiamato a denunciare delle situazioni scomode della Capitale mediante le nuove tecnologie che il web 2.0 mette a disposizione!
Buona Roma
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